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12 dicembre 2015

Le dolci tentazioni del Natale in Abruzzo

Carmelita Cianci Post by Carmelita Cianci

Natale in Abruzzo
L’arte dolciaria abruzzese è un tripudio di mandorle, mosto cotto, miele e cioccolato, ingredienti che nel periodo natalizio si fanno protagonisti indiscussi di preparazioni come i calcionetti (o caggionetti), fagottini fritti ripieni che per aspetto ricordano i ravioli, e si distinguono soprattutto per la farcitura: si va da quella a base di confettura d’uva, utilizzata anche per la preparazione dei celli ripieni, a quella delicata di miele e mandorle fino alla più rustica di ceci e cioccolato.

calcionetti
Sempre fritte, ma con la vocazione più a “cibo di strada”, sono le scrippelle (o crespelle): soffici e dalla forma allungata, con una velata ma persistente croccantezza all’esterno e dalle vivaci sfumature dorate, le scrippelle sono ottenute con un semplice impasto di acqua, farina, lievito madre e patate e si gustano ancora calde e fumanti con sopra una generosa spolverata di zucchero bianco.

scrippelle
Nel “dolce” Natale abruzzese c’è spazio anche per il torrone, come quello tenero e al cioccolato aquilano o la versione “croccante” di Guardiagrele: mandorle intere tostate mescolate a zucchero, frutta candita e cannella. Le festività rappresentano anche l’occasione ideale per riproporre a tavola i classici come i mostaccioli, i celli pieni, i bocconotti di Castelfrentano, la sfogliatella di Lama dei Peligni e innumerevoli altre dolcezze.

Parrozzo
Tuttavia il vero e imperdibile must del Natale “made in Abruzzo” è il parrozzo: panciuto dalla consistenza corposa e compatta, si distingue per quel tipico sapore intenso e deciso, un connubio di mandorle e cioccolato con un leggero retrogusto agrumato. Le sue origini sono umili e legate alla società agricola, in quanto semplice “pan rozzo”: una pagnotta semisferica preparata dai contadini con la farina di mais e cotta nel forno a legna, che poi nel 1920 Luigi D’Amico, pasticcere pescarese, rielabora in salsa più elitaria e cittadina senza stravolgerne le caratteristiche originali. Ispirandosi ai colori e alle forme del “pan rozzo”, lascia la forma intatta, riproduce il giallo del granturco con le uova e aggiunge una copertura di finissimo cioccolato per rievocare quelle bruciacchiature caratteristiche della cottura nel forno a legna.
E’ così che nasce il parrozzo, e il primo ad elogiarlo è Gabriele D’Annunzio: “E’ tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c’avesse messe a su gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce”.

parrozzo
Proprio al parrozzo la Scuola del Gusto, in collaborazione con il Museo delle Genti d’Abruzzo, dedicherà un corso teorico-pratico il prossimo 16 dicembre a partire dalle ore 17.00.
Nella prima parte della lezione sarà “illustrata” la storia di questo autentico dolce della tradizione natalizia abruzzese, mentre nella seconda parte si procederà alla realizzazione vera e propria del parrozzo.
parrozzo

[Crediti | Immagini: Carmelita Cianci]