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4 agosto 2017

È necessario puntare sui prodotti tipici della Maiella

Scuola del Gusto Post by Scuola del Gusto

Giuncata

Di Anna Crisante

Nella nostra epoca l’argomento “globalizzazione” è molto dibattuto.
L’Abruzzo, con i suoi territori interni, viene preso come laboratorio di studio per capirne l’impatto. I suoi Parchi naturali hanno favorito la conservazione di piccoli ecosistemi produttivi, diventando così un insostituibile banco di prova per monitorare gli stili alimentari nell’era della globalizzazione. Le politiche conservative delle aree protette hanno permesso di mantenere colture antiche caratterizzate da pratiche produttive sostenibili. Perciò il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari ha finanziato una ricerca con l’obiettivo di verificare le possibili relazioni tra l’evoluzione delle produzioni alimentari e la qualità dell’alimentazione in specifiche aree abruzzesi. Il progetto Terravita, che ha definito lo studio, è del Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione CREA e si intitola “Biodiversità, territorio e nutrizione”. Ha avuto l’obiettivo di valorizzare il settore agro-alimentare italiano, con particolare riferimento alle produzioni locali di aree a spiccata sensibilità ambientale. È stato coordinato da Angela Polito e, nella sua realtà abruzzese, presentato a Guardiagrele il 18 maggio scorso.

La produzione, l’alimentazione dell’uomo, il consumo del cibo sono stati profondamente trasformati dalla globalizzazione, sviluppo industriale, aumento della popolazione, urbanizzazione. Le nuove abitudini alimentari sembrano convergere verso una omogeneizzazione di stili alimentari e verso una semplificazione della dieta in cui la maggior parte dei nutrienti è fornito da un numero ristretto di specie coltivate. Per comprendere e studiare queste dinamiche la ricerca si è focalizzata su un’area della Maiella nell’ottica di ricostruire la storia di alcuni prodotti tradizionali, dalla produzione al consumo, stimandone gli impatti in termini produttivi, sociali, economici e nutrizionali. Gamberale, Lama dei Peligni, Montenerodomo, Pennapiedimonte e Pizzoferrato sono state le zone oggetto della ricerca.

Olio evo

All’incontro con gli esperti del Crea era presente anche Carlo Ricci del Gal Maiella Verde, che è intervenuto sull’economia, territorio, tradizioni e produzioni dell’area della Maiella. Della sostenibilità dei prodotti locali, come la pera di S. Giovanni, piccola e a polpa bianca, ha parlato Giuseppe Maiani. “La sostenibilità – ha affermato – si basa su quattro pilastri: economico, ambientale, socio-culturale, nutrizionale-salutistico”. Gli altri interventi hanno riguardato l’olio extravergine di oliva monovarietale d’Abruzzo ottenuto da varietà tipiche; la Pesca giallona della Valle Peligna, a polpa e buccia gialla; la giuncata abruzzese, formaggio a pasta molle con un particolare aroma legato alle erbe; il pecorino d’Abruzzo, legato alla tradizione della transumanza, dalla pasta color paglierino.

I prodotti locali sono in grado di migliorare la qualità alimentare, sostenere la biodiversità e garantire sicurezza delle popolazioni nei loro bisogni elementari e legittimi. Questi prodotti generalmente sono percepiti dai consumatori come più naturali e rispettosi dell’ecosistema. La promozione dei prodotti locali è un aspetto cruciale della loro produzione per le piccole e medie imprese, anche a conduzione familiare. Inoltre le produzioni tipiche rappresentano un aspetto di differenziazione e qualificazione di interi territori, diventandone una delle risorse e, in alcuni casi, la principale risorsa e il vero fattore di attrattiva turistica.

Purtroppo la globalizzazione e la tendenza economica e demografica stanno determinando rilevanti cambiamenti del modello di consumo alimentare nei paesi del Mediterraneo, con possibili conseguenze significative sul rischio di malattie. Dall’altro lato oggi si è affermata una consapevolezza del rapporto del valore che intercorre tra identità territoriale e varietà e sapere locale, ma le popolazioni delle aree oggetto di studio stanno progressivamente modificando il loro regime alimentare, aumentando il consumo di prodotti di origine animale, carboidrati raffinati, sale, zuccheri e riducendo il livello di fibre. Quindi c’è un significativo consumo di alimenti ad alto potere calorico con contemporanea riduzione dell’attività fisica. Per questo l’obesità e le complicanze ad essa connesse sono sempre maggiori nelle comunità rurali. Su questi cambiamenti influisce anche lo spopolamento delle aree interne che contano un numero crescente di anziani. Questi, avendo difficoltà di mobilità si riforniscono, quando non sono loro stessi i coltivatori, nei negozi alimentari o piccoli supermercati di vicinato che offrono prodotti standard, scelti sia per il loro basso prezzo – quindi più vendibili – sia perché comportano uno spostamento minore per il rifornimento della merce, preferendo così prodotti a lunga conservazione.