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19 Novembre 2015

A proposito di vino, il Montepulciano d’Abruzzo

Carmelita Cianci Post by Carmelita Cianci

Montepulciano d'Abruzzo
Con il Montepulciano d’Abruzzo, il vitigno autoctono più rappresentativo della nostra regione, inauguriamo “A proposito di vino”, una rubrica tutta dedicata al vino abruzzese.

Il vino ha da sempre un certo peso storico e culturale in Abruzzo, una regione naturalmente vocata alla viticoltura. I numeri ci raccontano un territorio dominato, economicamente e produttivamente,  dalle grandi cooperative del vino.
Poi negli ultimi quindici anni, la consapevolezza e la virata qualitativa,  che ha visto alla ribalta tanti piccoli produttori, promotori e ambasciatori oltre confine, di un’eccellenza, ma anche e soprattutto di un territorio contraddistinto da condizioni pedoclimatiche uniche: incastrato tra mare e montagna, con forti escursioni termiche che, insieme a una buona ventilazione, garantiscono alla vite il  microclima ideale per uve di notevole qualità. Un paesaggio del vino fatto di tanti terroir che conferiscono al prodotto finale caratteristiche esclusive.

Montepulciano
La forma d’allevamento più diffusa resta quella a pergola (oltre l’80% del vigneto regionale), mentre nei nuovi impianti prevale la forma a filare (cordone speronato, cordone libero, gdc). Numeri alla mano, gli ettari di superficie vitata sono 36 mila e la produzione annua si aggira sui 3,8 milioni di ettolitri. La sola provincia di Chieti è tra le prime per quantitativi prodotti.

Il Montepulciano è il vitigno più diffuso (17 mila ettari), oltre che riferimento della DOC Montepulciano d’Abruzzo (che include anche la varietà Cerasuolo).

Riguardo le origini, abbiamo notizie certe della presenza del Montepulciano in Abruzzo a partire dalla metà del ‘700 (l’origine dell’uva sembra essere comune alle altre tipologie a bacca nera del meridione, tutte derivanti dalla Grecia). Non ci sono legami di parentela con il Nobile di Montepulciano, vinificato da un’antica selezione clonale del vitigno Sangiovese denominato Prugnolo Gentile.
La confusione sul nome “Montepulciano” deriva dalle prime tecniche viticole ed enologiche evolute importate dalla Toscana. Se ne ha testimonianza storica nella Baronia di Carapelle, tenuta de’ Medici in Abruzzo.
Montepulciano
In passato il Montepulciano era coltivato soprattutto nella Valle Peligna, in provincia dell’Aquila e nelle colline interne della provincia di Pescara. Il trend cambia dagli anni ‘50 del secolo scorso, quando comincia a diffondersi su tutta la fascia collinare litoranea.

Il Montepulciano d’Abruzzo DOC è ottenuto da vigneti ubicati nei terreni collinari o di altopiano. L’altitudine non deve superare i 500 metri sul livello del mare, mentre sono eccezionalmente ammessi i 600 metri per quelli esposti a mezzogiorno. Si tratta di un vitigno vigoroso e mediamente tardivo (la maturazione si colloca tra la prima e la seconda decade di ottobre), che si adatta a diversi sistemi di coltivazione e all’ambiente che lo ospita.

Festival Terre d'Abruzzo
Il Montepulciano d’Abruzzo è ottenuto quasi esclusivamente dalle uve del vitigno omonimo, con l’eventuale piccola aggiunta (massimo 15%) di altre uve provenienti da vitigni a bacca rossa presenti sul territorio abruzzese. E’ un vino che evidenzia una certa duttilità, è quindi godibile già a 8-10 mesi dalla vendemmia, ma riesce ad assumere anche una notevole complessità nel tempo grazie alla sua invidiabile attitudine all’invecchiamento. Conserva integra l’intensità di colore, che va dal rubino al granato, i profumi che ricordano la marasca e i piccoli frutti neri, accompagnati da note leggere di spezie e il gusto deciso, lievemente tannico se bevuto giovane, avvolgente, vellutato con un finale che richiama la liquirizia e il cioccolato se invecchiato.

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[Crediti | Immagini: Carmelita Cianci]